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Lettera a Babbo Natale (per adulti che governano cose serie)

Lettera a Babbo Natale (per adulti che governano cose serie)

Una riflessione di fine anno su sprechi, competenza e responsabilità nel lavoro pubblico e privato.

Caro Babbo Natale,

quest’anno non ti scrivo per chiedere di più.
Ti scrivo per chiederti di togliere ciò che non serve.

Se potessi, inizierei dagli sprechi invisibili.
Non solo quelli economici, ma quelli più difficili da misurare:
sprechi di tempo, di attenzione, di competenze che si perdono in processi inutilmente complessi.
Energie consumate per mantenere in vita meccanismi che esistono più per giustificare sé stessi che per produrre valore.

Ti chiederei poi di aiutare chi lavora a distinguere il ruolo dalla competenza.
Perché occupare una posizione, soprattutto pubblica, non significa automaticamente avere ragione.
La competenza non deriva dall’incarico, ma dai risultati.
E l’autorità, quando non è accompagnata dalla responsabilità, diventa solo una forma di difesa.

Se puoi, passa anche dagli intermediari che intermediano senza conoscere.
Figure che propongono soluzioni che non hanno mai gestito,
progetti che non saprebbero sostenere sul campo,
lavori raccontati meglio di quanto vengano compresi.
Intermediazioni che moltiplicano i passaggi, aumentano i costi e diluiscono le decisioni,
senza aggiungere reale valore.

E già che sei in giro, ricordaci che il diritto, la consulenza e l’amministrazione sono strumenti, non scudi.
Servono a semplificare, non a rendere opaco.
A chiarire, non a confondere.
A risolvere problemi, non a crearne di nuovi per rendersi indispensabili.

Un ultimo regalo sarebbe restituire dignità alla meritocrazia praticata, non dichiarata.
Meno incarichi che nascono per consuetudine, prossimità o amicizia.
Più scelte basate su competenza reale, esperienza verificabile e capacità di assumersi responsabilità.
Perché la fiducia non dovrebbe mai sostituire la verifica.

Non chiedo miracoli.
Chiedo che il sistema torni a funzionare con logica adulta.
Con meno rumore e più metodo.
Con meno parole e più struttura.

Nel frattempo, continuiamo a fare la nostra parte.
Non perché qualcuno ce lo chieda, ma perché è necessario.

Buon lavoro,

Gian Andrea Magnani
Studio Magnani & partners