Organizzare non è complicare.
È togliere attrito
alle decisioni.
Gian Andrea Magnani
Fondatore e CEO
Studio Magnani & Partners
Se un sistema funziona solo
quando sei presente,
non è un sistema.
Gian Andrea Magnani
Fondatore e CEO
Studio Magnani & Partners
Negli ultimi anni ho avuto modo di affiancare imprese, operatori del commercio internazionale e strutture decisionali chiamate a gestire transazioni sempre più complesse, rapide e interconnesse.
In questo percorso, un tema è emerso con crescente chiarezza: le garanzie non sono più solo uno strumento tecnico, ma una componente strutturale della governance delle operazioni.
Per molto tempo, nel commercio internazionale – e in particolare nel settore delle commodities – il problema della garanzia è stato affrontato in modo quasi automatico:
serve una SBLC, una BG, una LC.
Strumenti solidi, riconosciuti, rassicuranti.
Oggi, però, quella risposta automatica inizia a mostrare dei limiti.
SBLC, BG e DLC non sono strumenti “sbagliati”.
Sono strumenti figli di un’architettura bancaria che ha garantito stabilità per decenni.
Il punto è che, nel contesto attuale, non sono più neutri rispetto alle scelte strategiche di un’impresa.
Ogni garanzia bancaria porta con sé:
assorbimento di capitale o di linee di credito
dipendenza da tempi e processi non controllabili
esposizione indiretta al rischio bancario e di giurisdizione
rigidità nella gestione di operazioni dinamiche o iterative
In molti casi, la garanzia smette di essere una tutela e diventa un vincolo operativo.
L’errore più comune, quando si parla di collaterale digitale o di asset digitali applicati alle garanzie, è considerarlo un tema tecnologico.
Non lo è.
Il cambiamento reale è architetturale.
Si sta passando:
da un modello basato su fiducia delegata (alla banca)
a un modello basato su fiducia strutturata (nel contratto e nella verifica)
In questo nuovo paradigma:
la garanzia non è più solo un documento
il collaterale non è solo una promessa
la fiducia non è più mediata esclusivamente da un intermediario
È incorporata nella struttura dell’operazione.
Sempre più consigli di amministrazione, CFO e responsabili del rischio non stanno chiedendo “se” questi strumenti siano utilizzabili.
Stanno chiedendo:
in quali casi riducono il rischio complessivo
quando migliorano l’efficienza del capitale
come si integrano con i contratti esistenti
quali nuove responsabilità introducono
Gli asset digitali utilizzati come collaterale non sono una scorciatoia.
Sono una diversa allocazione del controllo.
Il controllo passa:
dalla banca
al contratto
alla verifica oggettiva delle condizioni
Questo è il punto che interessa i decisori.
Nel modello tradizionale, gran parte del rischio è esternalizzato:
rischio di emissione
rischio di escussione
rischio di tempi
rischio di interpretazione documentale
Nel modello basato su collaterale digitale, il rischio viene internalizzato nella progettazione:
chiarezza delle condizioni
definizione degli eventi rilevanti
governance della custodia
meccanismi di rilascio o escussione
Questo richiede più competenza a monte, ma riduce drasticamente l’incertezza a valle.
Non tutte le operazioni richiedono – né richiederanno – garanzie basate su asset digitali.
E non tutte le imprese sono pronte ad adottarle.
Ma il mercato sta facendo quello che ha sempre fatto:
sta selezionando le architetture più efficienti.
Nel tempo, resteranno:
gli strumenti bancari dove servono davvero
le soluzioni alternative dove aggiungono valore reale
Il punto non è scegliere “contro” qualcosa, ma scegliere in modo coerente.
Nel 2026, il vero discrimine non sarà tra chi usa una SBLC e chi usa un collaterale digitale.
Sarà tra chi:
subisce lo strumento
e chi lo governa
Tra chi adotta modelli standard
e chi costruisce strutture su misura, allineate alla propria strategia, al proprio rischio e al proprio capitale.
Questa è, a mio avviso, la vera evoluzione in atto.
Le garanzie non sono più un dettaglio contrattuale.
Sono una leva di governance.
Chi opera nel commercio internazionale e nelle commodities dovrebbe iniziare a porre una domanda diversa:
non “che garanzia mi chiedono”, ma
“che architettura sto scegliendo per mettere in sicurezza questa operazione”.
La risposta a quella domanda farà la differenza nei prossimi anni.
Ogni operazione è diversa.
Commodity, giurisdizione, controparte, timing e profilo di rischio rendono impossibile qualsiasi standardizzazione assoluta.
Per questo motivo, quando emergono valutazioni su modelli alternativi di garanzia o di collaterale, il confronto dovrebbe partire dal caso concreto, non dallo strumento.
Chi ritiene utile approfondire questi temi in un’ottica di struttura, governance e rischio, può richiedere un confronto informativo riservato.
Non per adottare soluzioni, ma per fare le domande giuste prima di decidere.
Gian Andrea Magnani
Founder – Studio Magnani & Partners
Una struttura non accelera il lavoro.
Evita che deragli.
Gian Andrea Magnani
Fondatore e CEO
Studio Magnani & Partners
Chi riparte ogni anno da zero
non sta evolvendo.
Sta dimenticando.
Gian Andrea Magnani
Fondatore e CEO
Studio Magnani & Partners
Partire bene non significa partire forte.
Significa partire sapendo
dove non tornare.
Gian Andrea Magnani
Fondatore e CEO
Studio Magnani & Partners



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